La città

 

 

                              

     dell'  ORTOGRAFIA

 

 

 

            detta anche

 

 

 

Mangiaerrori

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Filo e Sofia, all’inizio del loro cammino, avevano incontrato solo le sillabe piane e per ogni fonema c’era un solo grafema che era stato presentato da diversi e simpatici animaletti. I due bambini non avevano avuto problemi camminando nella strada tutta pianeggiante e avevano memorizzato tutte le sillabe piane e anche le sillabe inverse:

 

FA   FE FI  FO  FU SA  SE  SI SO  SU   ..................

AF   EF  IF OF  UF           AS ES  IS  OS  US   ..................

 

Quando giunsero alle consonanti C e Q si stupirono un po’ e non capirono perché per uno stesso grafema ci fossero due animaletti per presentare due diversi fonemi.

 

Allora si recarono preoccupati dal sindaco della città per chiedere spiegazioni e per dissipare le loro perplessità.

 

 

 

 

Il sindaco della città li accolse con tanta benevolenza e disse loro: “Non siate in ansia, cari bambini! Vedrete che in questa città troverete tutte le risposte ai vostri dubbi. Scrivere diventerà per voi un bellissimo gioco e mescolando magicamente le lettere dell’alfabeto potrete dare vita a tutte le parole del mondo. In questa città troverete dei luoghi precisi dove sostare per imparare a scrivere le sillabe senza errori ortografici”.

 

 

 

 

 

E dove dobbiamo andare per imparare le sillabe formate da C e G?”.

Il sindaco rispose che all’inizio dovevano memorizzare bene la tabella fornita dalla maestra e poi andare a ballare nella discoteca dei suoni duri e dolci che era stata divisa in due piani: Cicca la cicala e Gigi il geco ballano al primo piano e Carlo il castoro e Gustavo il gufo ballavano al secondo.

Entrati al primo piano cominciarono a ballare al ritmo dei suoni dolci; saliti al secondo si cimentarono con i suoni duri.

 

 

Usciti dalla discoteca incontrarono Quinto lo squalo che però non era solo. Sapete chi c’era con lui? C’era Ursula upupa che non lo lascia mai da solo e Filo e Sofia si domandarono: “Ehi! Ma qual è la differenza fra CU e QU? Come facciamo a capire?

 

 

Il sindaco che li accompagnava li condusse vicino ad un laghetto e disse loro: “Questo è il laghetto QUA QUE   QUI QUO e dentro l’acqua si tuffano tutte le parole che dopo il suono QU hanno una vocale, osservate bene, vedrete non è difficile!”

 

 

QUAdro QUEsito       QUIndici        liQUOre

 

 

 

 

E in quella scuola chi troviamo?” Chiesero i due bambini?

 

“Quella scuola è stata costruita per tutte le parole capricciose che non hanno voluto bagnarsi nel laghetto!” rispose il sindaco. !Ma non vi preoccupate, le parole capricciose non sono molte e potrete impararle a memoria per non sbagliare, oppure guardare il cartellone, oppure nel vocabolario ...

 

sCUOla   CUOre   evaCUAzione   CUOco   CUOio    tacCUIno  ....

 

I due bambini, accanto al laghetto QUA  QUE  QUI QUO, videro una fontana zampillante, progettata dall’ ARCHITETTO SOQQUADRO: era la fontana dell’ ACQUA.

 

 

Filo e Sofia osservarono attentamente gli schizzi sui quali erano scritte tutte le parole della famiglia acqua:

 

SUBACQUEO,  ACQUITRINO,  ACQUEDOTTO, ACQUAZZONE,

ACQUARELLI,  ACQUOLINA, ACQUARIO

 

 

Filo e Sofia giunsero poi ad un luogo dove le letterine-ponte non volevano assolutamente cadere nel ruscello che scorreva sotto e dovevano essere usate per collegare due sillabe piane.

Il sindaco disse:”Fate attenzione a queste letterine, se le dimenticate si offendono perché le fate cadere sotto il ponte!”

 

poN-te  coR-te foL-to  caM-po  gaM-bo pi-Sta  ba-Sta

 

 

Filo e Sofia videro un dondolo lì vicino e il sindaco spiegò loro che su quel gioco dovevano salire i bambini per poter sentire la differenza fra la letterina – ponte N e M:

era il dondolo dei

baMbini e dei coMpagni

 

 

Cammina, cammina i due amici giunsero alle aiuole dove crescevano fiori veramente speciale: nell’aiuola con il suono GN era vietato il concime I, e nell’altra con il suono GLI il concime era obbligatorio.

 

GLIA     GLIE     GLI GLIO     GLIU

 

GNA      GNE      GNI GNO      GNU

 

 

 

 

E di nuovo, via ad esplorare un altro luogo della città. Accompagnati sempre dal sindaco, giunsero all’Osservatorio della Scienza:

Filo e Sofia entrarono per capire bene i suoni che scivolavano e si accorsero che era facile memorizzare la regola:

 

SCIA      SCE       SCI    SCIO       SCIU

 

SCIE solo per scrivere scienza, coscienza, e le parole derivate, usciere perché deriva da uscio.

 

All’interno osservarono uno scheletro per ricordare la differenza con

SCA             SCHE           SCHI               SCO               SCU

 

 

 

Cammina cammina giunsero al  CASTELLO DELLE DOPPIE e videro che all’ingresso c’era uno scalino molto alto, tanto che per entrare si doveva fare un salto. Filo e Sofia chiesero spiegazioni al sindaco, il quale fece loro alcuni esempi:

 

 

 

 

NOTE                                  NOTTE

 

 

CASA                                   CASSA

 

 

Le parole piane, senza salto non entrano; per entrare si deve per forza fare un salto nel ripetere la doppia consonante.

Filo allora disse: ”Ma è difficile, io non sono capace!”

“È facilissimo!” rispose il sindaco, basta pronunciare la parola senza doppia e se non funziona si fa un salto e si mette la doppia, e questa prova deve essere fatta sempre quando si ha un dubbio e fino a quando non si acquisisce la piena consapevolezza.

Filo e Sofia non sapevano ancora che, avendo conosciuto le lettere-ponte e il castello delle doppie, conoscevano già le regole della divisione in sillabe, necessaria non solo per andare a capo, quando si è giunti al margine del quaderno, ma soprattutto per scrivere senza dimenticare vocali e consonanti.

●La lettera-ponte si attacca sempre alla sillaba precedente, tranne la

  S, che, assomiglia ad un serpentino, scivola via.

● La doppia deve essere sempre divisa, altrimenti le due consonanti

   uguali litigano.

 

PON – TE    TOR – TA   FOL – TO NOT – TE     CAS – SA    NON – NO

 

Il sindaco glielo fece notare aggiungendo che, quando ci si trova di fronte ad una coppia di vocali, è meglio non dividerle mai, e non mandarne nessuna a capo, tuttavia mostrò loro il

 

 

PONTE TIBETANO

 

sospeso sopra il fiume.

 

 

I due bambini, osservando le coppie di vocali che attraversavano il ponte, videro che A   E   O erano forti  e non avevano paura a lasciarsi, mentre  I U  erano deboli e avevano bisogno di tenersi per mano fra loro o con una vocale forte.

 

FIU-ME     PIU-MA     PIA-NO VUO-TO     BE-A-TO   

NO-E-MI    KO-A-LA

 

Sofia esclamò: “Ma perché la vocale I del mio nome, non ha paura e si stacca dalla A?”

Il sindaco rispose: “Perché l’accento della parola cade sulla I e la rende forte! Se l’accento cade sulla vocale debole, questa diventa forte e può stare da sola!   Provate:

FAR-MA-CÌ-A   PA-Ù-RA    PEN-DÌ-O    FA-Ì-NA

 BÙ-E     RÌ-AL-ZA-RE

 

 

 

 

Proprio perché avevano parlato di accenti, il sindaco li accompagnò al BAR DEGLI ACCENTI

 

luogo in cui si poteva ordinare un tè, un frappè, un caffè, un bignè ....

e i due bambini capirono la differenza fra

 

PESCO  - PESCÒ    FIORI  - FIORÌ    GIOCO -  GIOCÒ FARO  - FARÒ

 

 

 

Non molto lontano dal bar, c’era il DISTRIBUTORE DELLE MAIUSCOLE.

Tutti i bambini, per non sbagliare, devono passare a fare rifornimento all’inizio di una frase (ricordate anche il discorso diretto), sempre dopo il punto e quando devono scrivere nomi propri.

 

 

 

 

 

 

Proseguendo il cammino, giunsero accanto ad un palazzo a tre piani: era

 l’ HOTEL DELL’H.

 I due bambini osservarono con attenzione ogni piano.

 

 

 

Al primo piano, il cameriere chiede ai clienti:

 

CHE COS’HA?  COSA POSSIEDE?”

“HO IL BAGAGLIO” rispondono i clienti.

 

Al secondo piano, il cameriere chiede ai clienti:

 

CHE HA FATTO?”

HO PRENOTATO UNA STANZA”

 

Al terzo piano,  il cameriere domanda:

 

“CHE COS’HA?, COSA SI SENTE?”

HO FAME E HO SONNO

 

Il sindaco disse a Filo e Sofia che era obbligatorio mettere l’H quando si esprime

 un possesso, quando si esprime un’azione, quando si esprime una sensazione.

E ci si deve porre sempre le domande:

 

Che possiedo?

Che ho fatto?

Cosa sento?

 

I bambini erano preoccupati perché questa regola era davvero difficile, ma il sindaco li rassicurò e insegnò loro dei trucchetti:

 

... are, ... ere, ...ire    H deve sparire;

● ... ato, ... ito, ...uto    H viene in aiuto;

 

HO si pronuncia con la bocca aperta

● O   si pronuncia con la bocca chiusa

 

● Per sicurezza, sostituite sempre HO;  HAI;   HANNO con AVEVO;

  AVEVI; AVEVA; AVEVANO; e se la frase funziona vuol dire che dovete

  mettere l’ H.

 

 

 

 

In fondo al viale, Filo e Sofia videro lo ZOO DEGLI APOSTROFI, e il sindaco li accompagnò in esplorazione. Egli spiegò che l’apostrofo è un dono del topino dispettoso, che quando arriva mangia una vocale e al suo posto lascia un pezzettino del suo codino.

Fuori dalla  gabbia L’ c’erano il fiocco rosa e il fiocco celeste,

al cancello della  gabbia UN  c’era soltanto il fiocco celeste,

mentre a quello  UN’ c’era soltanto il fiocco rosa.

 

I due bambini dovevano capire una differenza fondamentale:

 

L’ORSO         L’ORSA              L’ELEFANTE          L’ELEFANTESSA

 

UN ORSO     UN’ ORSA         UN ELEFANTE       UN’ ELEFANTESSA

 

Il sindaco spiegò bene la regola:

 

l’articolo determinativo si apostrofa sempre, sia al maschile che al

   femminile, perché si elimina sempre una vocale;

l’articolo indeterminativo si apostrofa solo al femminile, perché al

   maschile non si elimina alcuna vocale.

 

 

 

Uscendo dallo zoo, Filo e Sofia videro una statua, e sul piedistallo c’era scritto:

C’ERA UNA VOLTA

UNA STATUA DI CERA

 

 

 

 

 

“Cari bambini attenti, alle regole ortografiche, altrimenti

dovrete fare tanti esercizi in più per non essere trasformati

in una statua di cera!”